L’Azienda Vitivincola Giacomo Gandolfi, posta in località Buttina, profuma di storia per il vino della Val d’Arda. Attiva dal 1880, la cantina è sempre stata a gestione familiare e attualmente è il nipote omonimo del fondatore, insieme alle figlie a portare avanti questa realtà.

Con lui abbiamo parlato del Monterosso, di cui sono stati tra i promotori e fondatori della DOC istituita negli anni 70’, e che hanno sempre inteso come produzione unica ad uvaggio bianco insieme alla Malvasia. Non hanno, infatti, mai prodotto Ortrugo in purezza, che partendo dalla
Val Tidone si è poi espanso negli ultimi anni in tutta la provincia piacentina. E questo proprio per una questione di tradizione territoriale, di legame con ciò che il proprio territorio aveva tramandato dai tempi di papa Paolo III Farnese.
Il discorso è virato quindi su questioni più specifiche, come ad esempio la particolare produzione di tutti i vini frizzanti – compreso quindi il Monterosso, prodotto sia in versione ferma che frizzante – tramite fermentazione naturale. Il titolare l’ha spiegata con una semplicità disarmante: “così si faceva quando ho iniziato a lavorare io, e non nego di avere, qualche anno, provato la rifermentazione controllata, ma i risultati non mi hanno mai convinto”. Ha invece continuato raccontando la complessità aromatica dei vini rifermentati in bottiglia, un trionfo di profumi sempre diversi di anno in anno, certamente un rischio
maggiore, ma un rischio che secondo lui vale la pena prendere, anche a livello di mercato.


Infatti questa scelta particolare porta ad avere una fetta di mercato più di nicchia, “Il vino va spiegato, capito e solo allora può scattare la scintilla, l’innamoramento. Per questo chi compra da noi sono prevalentemente privati e ristoranti affezionati”: una vendita molto raccolta quindi, ma stabile e poco soggetta alle mode momentanee.
Sempre a proposito di mercato abbiamo infine parlato della produzione di vino sfuso, per la damigiana, altro settore in cui l’azienda si è specializzata ed è un riferimento per chi ama ancora imbottigliarsi il vino da sé. “Ci sembrava giusto mantenere questa possibilità che, per quanto se ne dica, un gran numero di persone continua ad apprezzare – ci ha tenuto a
concludere Giacomo – la sfida che ci poniamo ogni anno è mantenere sempre la qualità alta, sia per la bottiglia che per la damigiana, anche perché non abbiamo distinzioni di produzione tra uno e l’altro”. Sfida, parola giusta per una cantina che ha fermato il tempo scegliendo un
legame strettissimo con la tradizione, e che non ha nessuna intenzione di rimetterlo in moto.

Cantina Gandolfi nel segno della tradizione

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