La famiglia Schiavi si dedica alla vite da tre generazioni. Sei ettari nella zona di Vallunga di Tavasca, nel comune di Gropparello, dove il terreno argilloso e l’illuminazione solare producono condizioni di coltivazione molto simili alla collina del Monterosso vera e propria, da cui prende il nome il vino. In passato si produceva infatti il “Vallunga di Tavasca”, vino territoriale similissimo, ma il commercio era più improntato alle damigiane, che nel secolo scorso hanno fatto la fortuna di tantissime cantine. Tutto cambia con Andrea che, sostenuto dai discendenti, ha il coraggio di ammodernare l’azienda. Ora il vigneto è coltivato con tecniche biologiche, la vinificazione è più moderna e organizzata e viene dato più valore alla bottiglia, seguendo appunto le logiche di cambiamento del mercato degli ultimi anni. La tradizione rimane comunque un punto fermo importante, e per questo, anche grazie alla spinta del Festival, è ricominciata la produzione del vino territoriale degli antenati, chiamato però, questa volta, Monterosso. ” Credo che puntare sul Monterosso sia una scelta giusta” ha dichiarato Giampiero, collaboratore di Andrea, “è un vino molto aromatico, vende bene, ma soprattutto lo sentiamo più nostro, rispetto magari all’Ortrugo che ormai fanno tutti in provincia”.

Schiavetto, dal Vallunga di Tavasca al Monterosso il passo è breve

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